Not the End of the World
Autore: Hannah Ritchie
Recensione a cura di: Stefania Migliavacca

Uno sguardo sistemico al futuro del pianeta

Nel panorama attuale dei libri sul cambiamento climatico, Not the End of the World di Hannah Ritchie spicca per un approccio tanto rigoroso quanto rinfrescante. L’autrice, ricercatrice presso Our World in Data, offre una narrazione basata su dati, non su paure, e ci guida attraverso i problemi ambientali globali con una prospettiva che si potrebbe definire sistemica.

Il messaggio centrale del libro – già evidente fin dal titolo – è che il mondo non è in perenne peggioramento. Non perché non ci siano problemi gravi, ma perché abbiamo conoscenza, tecnologia e margini di azione per affrontarli. E, di fatto, i dati raccontano che il benessere globale migliora, qualunque metrica utilizziamo per misurarlo.

Nel capitolo dedicato all’alimentazione e all’uso del suolo, Ritchie esplora come le nostre diete influenzino non solo la salute umana ma anche la biodiversità, le emissioni, la deforestazione, il consumo di acqua e la qualità dell’aria. In poche pagine mostra connessioni circolari e retroazioni multiple, con uno stile narrativo che richiama in modo implicito i principi del systems thinking. Ridurre il consumo di carne rossa, ad esempio, non è solo una questione di emissioni di CO₂: implica meno pressione sulle foreste tropicali (meno terreni per il bestiame), meno perdita di habitat per specie a rischio, meno emissioni di metano, meno utilizzo di fertilizzanti per produrre mangimi. Ma anche impatti economici e culturali sulle comunità agricole.

Ritchie non si limita a elencare fatti isolati, ma evidenzia le interdipendenze tra settori, le dinamiche di lungo termine, i possibili effetti inattesi (intended vs unintended consequences), mostrando una mentalità che guarda alle politiche e alle scelte individuali come leve all’interno di sistemi complessi.

Altro elemento chiave del suo approccio sistemico è la resistenza alle soluzioni semplicistiche. Ritchie ci mette in guardia dal pensiero binario (rinnovabili buone, nucleare cattivo; biologico buono, agricoltura industriale cattiva) e invita a ragionare sui trade-off, sulle scale temporali e sugli effetti su scala globale. Un esempio è la sua riflessione sull’agricoltura biologica: sebbene possa avere benefici ambientali locali, richiede più terra per produrre la stessa quantità di cibo, portando, a livello globale, più deforestazione, non meno. Una tipica dinamica da shifting the burden o policy resistance, ben nota a chi lavora con i modelli di system dynamics.

Not the End of the World è un libro prezioso per chi si occupa di clima, sostenibilità o divulgazione scientifica. Ma è anche una lettura altamente consigliata anche a chi pratica o insegna il systems thinking: pur senza esplicitarlo, Hannah Ritchie dimostra quanto sia potente e necessario vedere il mondo come un sistema interconnesso.

Un libro che, dati alla mano, trasforma l’eco-ansia in eco-azione – e lo fa proprio adottando la lente sistemica, oggi più che mai indispensabile.

Stefania Migliavacca

Docente di Economia dell’Energia e dell’Ambiente

Eni Corporate University – Università di Pavia

Dopo una laurea in Economia Politica all’Università di Pavia e un Master in Economia e Management dell’Energia e dell’Ambiente (MEDEA) della Scuola Mattei di Eni, nel 2001 ho iniziato a lavorare come docente di Economia dell’energia e dell’Ambiente nella Corporate University di Eni, oltre ad occuparmi dell’organizzazione di attività di formazione.

Sono stata per diversi anni docente a contratto dell’Università di Pavia, prima di Microeconomia e successivamente di Economia dell’Energia.

Oggi insegno System Dynamics Modelling ed Climate Change Economics al Master MEDEA (organizzato dalla Scuola Mattei in collaborazione con l’Università di Pavia).

Collaboro con la rivista Energia come autore ma anche nella realizzazione di pillole video di divulgazione scientifica sui temi della transizione energetica e del cambiamento climatico. Sono autrice e co-autrice di diverse pubblicazioni su questi temi.

Ho iniziato a facilitare sessioni di Climate Action Simulation nel 2016 e dal 2020 sono En-ROADS Climate Ambassadors.

Sono divulgatrice appassionata dei temi energetici e ambientali, convinta che serva veicolare un massaggio di speranza (basata sui dati scientifici) per coinvolgere le persone su questi argomenti.