“La Quinta Disciplina. L’arte e la pratica dell’apprendimento organizzativo”
Autore: Peter Senge, edizione italiana a cura di Luigi Maria Sicca
Recensione a cura di: Luigi Maria Sicca
La Quinta Disciplina: un classico senza scadenza
Peter Senge e l’attualità del pensiero sistemico nell’era del cambiamento organizzativo
La nuova edizione italiana de La Quinta Disciplina di Peter Senge, da me curata e pubblicata nella collana puntOorg (Editoriale Scientifica, 2019), rappresenta una straordinaria occasione di rilettura di un testo che ha segnato la storia degli studi organizzativi. Ben oltre la dimensione meramente manualistica, si tratta di un’opera che ha dato forma a un modo di concepire le organizzazioni: sistemi viventi, capaci di apprendere e di evolvere.
Il punto di forza del libro sta nel suo carattere di classico: trascende questa o quella stagione accademica specifica, restando intatta nella sua vitalità anche dopo decenni: il valore di un classico risiede nella sua atemporalità: può essere letto e riletto senza mai esaurirsi, perché offre strumenti per comprendere le trasformazioni che attraversano epoche differenti. In questo senso, La Quinta Disciplina si colloca su un piano archetipico, oltre le contingenze storiche.
Il cambiamento come esperienza generazionale
Un punto a mio avviso centrale è quello di riportare il lettore alla percezione del cambiamento. Per spiegare la natura mutevole e insieme costante delle trasformazioni organizzative, nel saggio introduttivo a questa edizione rimando al film di Vittorio De Sica Ieri, oggi e domani (1963), interpretato da Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Come in quel film, articolato in tre episodi che rappresentano fasi diverse della vita, così anche le organizzazioni vivono in una dialettica continua tra passato, presente e futuro. È in questo movimento che si riconosce la natura classica dell’opera di Senge, capace di attraversare più generazioni senza perdere potenza.
Per rendere più tangibile questa riflessione, propongo una mappatura del primo ventennio del Novecento: mettendo a confronto pensiero, scienze, letteratura, arte e politica. L’esercizio mostra come il secolo scorso sia stato teatro di rivoluzioni epistemiche – dalla relatività di Einstein alla musica di Stravinskij, dal futurismo alle rivoluzioni politiche – che hanno ridefinito il nostro modo di pensare il tempo, lo spazio e l’organizzazione sociale. Il messaggio è chiaro: il cambiamento non è mai lineare, intreccia invece piani diversi della cultura.
Tempo, comunicazione e relatività
Il tema del tempo diventa centrale per comprendere la lezione di Senge. Nel passaggio dal XIX al XX secolo, le innovazioni tecnologiche – il treno che sincronizza gli orologi, il telegrafo, il telefono, la radio, il cinema – hanno ridisegnato la percezione dello spaziotempo. Se per Galileo il moto è relativo e per osservatori diversi gli eventi si descrivono in modi differenti ma coerenti, con Einstein la relatività introduce una trasformazione radicale: la contrazione delle lunghezze, la dilatazione dei tempi, la costanza della velocità della luce. Analogamente, nelle organizzazioni il cambiamento non è univoco: dipende dal punto di vista, dalla posizione, dal contesto.
È qui che il pensiero sistemico di Senge acquista forza: invita a superare le letture parziali e a cogliere l’insieme, a vedere i collegamenti invisibili che legano fenomeni apparentemente lontani. In un’epoca segnata dall’impatto pervasivo delle tecnologie digitali, questa prospettiva è più attuale che mai.
Natura, cultura e apprendimento organizzativo
Uno dei temi più fecondi dell’opera è la tensione tra natura e cultura. Per Senge, le organizzazioni non sono entità artificiali separate dal mondo naturale, ma sistemi che ne riproducono dinamiche e archetipi. L’idea di apprendimento organizzativo nasce proprio dall’osservazione dei sistemi naturali: come gli ecosistemi, le imprese devono sviluppare capacità di adattamento, resilienza e co-evoluzione.
Questo approccio trova un’eco nella tradizione critica degli studi organizzativi, dai lavori di Pasquale Gagliardi sulla cultura d’impresa fino alle riflessioni di Barbara Czarniawska sulla dimensione narrativa e simbolica delle organizzazioni. L’apprendimento non è soltanto accumulo di competenze, ma capacità di elaborare significati condivisi.
Case study e narrazione: due strumenti complementari
La nuova edizione valorizza due strumenti didattici e di ricerca fondamentali: i case study e la narrazione. I primi, nati nel contesto delle business school del dopoguerra, permettono di isolare episodi emblematici e di trarne insegnamenti pratici. La seconda, sostenuta da studiosi come Jerome Bruner, riconosce che la realtà organizzativa non può essere ridotta a formule astratte: è fatta di storie, di interpretazioni, di plausibilità più che di verità assolute.
Insieme, case study e narrazione costruiscono un meticciato metodologico che rispecchia la complessità del reale. Non flirtiamo più con la fantasia disincarnata della “one best way”, valida per tutti, apriamoci allo sgomento e alle molteplici vie di apprendimento che si alimentano reciprocamente. Meno rassicuranti, quanto più realistiche.
Apprendimento adulto e patto d’aula
Un altro contributo originale di questa edizione è il richiamo all’andragogia, ovvero la scienza dell’apprendimento degli adulti teorizzata da Malcom Knowles. A differenza dei bambini, noi adulti non apprendiamo in modo passivo: abbiamo bisogno di capire il senso di ciò che studiamo e di collegarlo alle nostre esperienze. In questo quadro, l’azienda è una comunità di apprendimento, simile all’aula universitaria, in cui teoria e pratica si sovrappongono senza coincidere del tutto.
È qua che si staglia il patto d’aula quando si lavoro con il testo di Peter Senge: non più soltanto tra docente e studente, ma tra lettore e se stesso. Leggere Senge significa entrare in un cortile interno (aulè, in greco), uno spazio intimo di riflessione in cui teoria e vissuto si incontrano. È un invito a trasformare lo studio in apprendimento riflessivo, in grado di generare nuove prospettive personali e professionali.
Scienza, organizzazione e traduzione
Il volume tocca anche un nodo epistemologico cruciale: il significato di scienza. La scienza non è l’unica forma di conoscenza, né sempre la più adatta a cogliere la complessità del sociale. Esistono percorsi ermeneutici e narrativi che, pur non scientifici in senso stretto, sono altrettanto rigorosi e capaci di produrre comprensione. È qui che il pensiero sistemico trova un terreno fertile: non oppone scienza e cultura, ma le integra in una visione più ampia.
Da questo punto di vista, la scelta di riproporre l’opera in lingua italiana ha un valore simbolico. Oltre a essere questione di accessibilità linguistica, è anche un atto di radicamento culturale. Tradurre significa anche tradire e reinventare, collocando il testo in un nuovo orizzonte di significato. È un modo per riaffermare che l’internazionalizzazione non passa solo da una lingua egemonica, ma anche dalla capacità di far dialogare le tradizioni locali con il dibattito globale.
Un libro per studiosi, manager e studenti
Chi sono i lettori naturali di questa edizione? Ho pensato ad almeno tre gruppi sociali: studiosi e studenti universitari, impegnati a costruire un pensiero critico; manager e imprenditori, che trovano nel pensiero sistemico strumenti interpretativi per la pratica quotidiana; e infine i giovani professionisti, che muovono i primi passi nel mondo del lavoro e che in Senge possono trovare una guida preziosa.
Il libro si presta infatti a diversi livelli di fruizione: può essere letto come un manuale, come un testo di riflessione filosofica o come un compagno di viaggio per chiunque voglia comprendere meglio i processi organizzativi.
Conclusione: un classico da ritrovare
In definitiva, questa nuova edizione de La Quinta Disciplina conferma l’attualità dell’opera di Peter Senge. La sua forza risiede nella capacità di intrecciare archetipi e contingenze, teoria e pratica, scienza e narrazione. È un libro che invita a pensare sistemicamente, a riconoscere le connessioni invisibili, a distinguere tra ciò che è realmente nuovo e ciò che soltanto appare tale.
Per questo motivo, il volume è un testo da leggere ma anche da rileggere e rileggere ancora, da ritrovare ciclicamente, ogni volta con una consapevolezza diversa. Come accade con i veri classici, il suo messaggio si rigenera con il tempo. Ed è proprio questa la sua forza: insegnare a vedere il cambiamento, farne esplodere lo sgomento piuttosto che subirlo.
Un classico senza scadenza, capace di parlare a ieri, oggi e domani.
Luigi Maria Sicca – Autore recensione
Luigi Maria Sicca è Professore ordinario di Organizzazione aziendale, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, dirige la Sezione “Servizi per l’Orientamento Vocazionale e la Promozione dell’Occupabilità” del Centro SInAPSi [Servizi per l’Inclusione Attiva e Partecipata degli Studenti] del quale è membro del Consiglio direttivo da oltre un decennio.
Referente presso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane [CRUI] del Magnifico Rettore per le Attività Museali, è associato all’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo [IRISS] del Consiglio Nazionale delle Ricerche [CNR] e Membro del gruppo vulnerabilità nel Comitato Interuniversitario di Ricerca Bioetica [CIRB]. Coordinatore presso la Scuola Superiore Meridionale, del Dottorato Law and Organizational Studies for the Promotion of Diversity and Inclusion [LOSPD]. Dal 2010, Professore incaricato presso l’Università Suor Orsola Benincasa dei corsi di “Organizzazione delle Aziende e delle Amministrazioni pubbliche” e del laboratorio di “Assesment centre e Comportamento Organizzativo”.
Direttore scientifico di puntOorg International Research Network, è membro italiano dello Scientific Council dell’European Academy of Management [EURAM]. Affiliato all’European Group of Organization Studies [EGOS], all’Academy of Management [AoM]; all’Associazione Italiana di Organizzazione Aziendale [ASSIOA]; all’Accademia Italiana di Economia Aziendale [AIDEA]; è membro del Comitato scientifico del centro di Ateneo, Università degli Studi di Verona REsearching for REmaking Work and Organizing [RE-WOrk] e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Genere Identità Cultura [GIC], del System Dynamics Italian Chapter [SYDIC].
La ricerca di Luigi Maria Sicca intreccia in chiave di una antropologia dell’organizzare studi sulla disabilità, inclusione organizzativa, studi di genere, psicoanalisi; teoria degli affetti, morte, lutto, fantasmi e vita cimiteriale; oltre ad avere partecipato alla fondazione, dalla prima metà degli anni Novanta del secolo scorso, del primo gruppo, in diretto collegamento con la comunità internazionale, di studiosi italiani di politica culturale e management delle arti [teatro musicale, musica da camera, musica di ricerca e contemporanea ed elettronica, e di altre forme di spettacolo da vivo]. Svolge inoltre una selettiva attività di traduzione dall’inglese e dal francese ed è autore di due raccolte poetiche, una drammaturgia teatrale e una novella.
Eleonora Piacenza
Valerio Ciuffini
Vanessa Armendariz
Alberto Stanislao Atzori
“Sapienza” University
Andrea Furlan
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